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Alle 7.00 in punto, un van riservato ti attende: pochi partecipanti, atmosfera raccolta, e quella sensazione di “oggi mi sto regalando qualcosa di speciale”.
Arrivo a Castelluccio: all’improvviso la visione dell’altopiano di Castelluccio, un vero anfiteatro naturale incastonato tra le cime. La prima cosa che ti colpisce è il silenzio, denso ma non vuoto: il fruscio del vento sull’erba, qualche richiamo di uccelli, i campi che disegnano mosaici di colori diversi a seconda della stagione.
Breve briefing del percorso ad anello, circa 15 km con dislivello di 260 metri ad una altitudine tra i 1.300 e i 1.400 mt, un trekking facile, adatto a chi ha un minimo di abitudine a camminare ma non vuole affrontare qualcosa di troppo impegnativo.
È la classica escursione che ti riempie gli occhi, non le gambe.
Si parte su un sentiero che prende gradualmente quota, senza strappi. La pendenza è dolce, il ritmo è tranquillo, studiato per permettere a tutti di godersi i panorami. Ogni tanto la guida si ferma: per indicare una vetta dei Sibillini all’orizzonte,
per farti notare una fioritura spontanea, per raccontare come questo paesaggio sia stato modellato nei secoli dall’uomo e dalla natura. La valle si apre e si richiude, il borgo di Castelluccio appare e scompare dietro qualche dosso, mentre il sentiero disegna il suo anello intorno all’altopiano. Non è solo una camminata: è un entrare e uscire continuamente in una dimensione quasi sospesa, dove il tempo pare dilatarsi.
A metà percorso, quando le gambe sono calde ma ancora leggere, è il momento della sosta per il pranzo al sacco.
Si sceglie un punto panoramico, dove lo sguardo possa correre lontano: ci si siede sull’erba, si tirano fuori panini, torte salate, frutta. Il sapore del cibo cambia quando stai così, seduto sul fianco di una montagna, con l’orizzonte spalancato davanti.
La guida coglie il momento per raccontare qualche aneddoto sulla vita a Castelluccio, le tradizioni legate alla lenticchia, le trasformazioni del territorio dopo il sisma, la resilienza delle comunità locali. Si ride, si scherza, si condivide. E ci si sente parte, per un giorno, di un piccolo cerchio di persone accomunate dalla stessa voglia di natura e autenticità.
La seconda parte dell’itinerario chiude l’anello, con dislivelli dolci e un terreno comodo. È il momento in cui la luce inizia a farsi più morbida, le ombre si allungano e il paesaggio cambia sfumature.
La stanchezza che arriva è quella giusta: non pesa, anzi, amplifica la sensazione di essere vivi, presenti, in ascolto.
Alle 18.00 riprenderemo il nostro va per il viaggio di rientro con il piacere di lasciar sedimentare le emozioni.
L’arrivo in sede è previsto per le 21.00 con la sensazione di aver vissuto una di quelle giornate che vale la pena ricordare.
Se senti che è il genere di fatica che ti fa stare bene, se l’idea di un altopiano sospeso tra cielo e monti ti attrae, questo è il momento giusto per prenotare il tuo posto. I gruppi sono piccoli, il van è riservato, il passo è umano.
Il resto lo farà Castelluccio di Norcia.
Quota a persona: € 85
30/06/2026
Viaggio in van riservato
Guida Aigae per l’intera giornata
Assicurazione responsabilità civile e fondo garanzia viaggi
pranzo e tutto quanto non espressamente indicato alla voce “La quota comprende”





